venerdì 23 dicembre 2016

Mega Trend 2017 Per il Digital Marketing Delle PMI


Il marketing grazie al digital si è arricchito di opportunità, strumenti, competenze che hanno disegnato scenari molto complessi in cui muoversi.

David Sealey, esperto consulente Digital che affronta spesso tematiche riguardo l’omnicanalità, ha creato un elenco di oltre 100 canali di marketing che per essere sfruttati richiedono competenze e capacità che pochi specialisti hanno. Per non parlare dei tool di web marketing. Come muoversi in tale scenario?
Personalmente credo che le cose da fare siano contenibili e più facilmente gestibili concentrandosi sui fondamentali di una strategia di Digital Marketing che dovrebbero essere presenti e consolidati da chi fa questo per mestiere e che sono riconducibili ai principi dell’Inbound Marketing.
Credo che nel 2017 gli sforzi si concentreranno in 8 punti chiave, che ruoteranno tutti intorno alla Digital Experience Globale degli utenti: Desktop, Mobile, Negozio.
Eccoli:
Il mobile sicuramente è lo strumento che sta cambiando le regole dei giochi. Interviene durante il processo di acquisto in-loco e in-store ed è una (ormai) “naturale appendice” del nostro cervello per trovare informazioni su siti, blog, social, comparatori e quant’altro con una comunicazione bidirezionale (ascolto ma anche comunico, recensisco, stronco, enfatizzo…).
contenuti (ottimizzati quindi per il mobile e facilmente reperibili) sono al centro di tutto. Non solo articoli: foto, video, commenti. Gli utenti cercano esperienze globali su cui crearsi opinioni e idee su marchi, prodotti, scelte d’acquisto. L’esplosione della ricerca video relativa ai prodotti su YouTube ne è solo un esempio.
E nei siti dove trovano valore (contenuti che soddisfano le esigenze relative ai loro bisogni), gli utenti lasciano felicemente la loro email e molte altre informazioni (spesso al limite dello scandaloso) in cambio di ricevere newsletter che diventano un loro strumento di informazione, ma ancor più di supporto alla loro vita professionale o personale.
Stiamo parlando del “Permission Email Marketing“, quello ad alto tasso di apertura e di conversione, che non ha nulla a che fare con lo pseudo spam degli ecommerce che ti bombardano con offerte sui loro prodotti o di sconti per Natale e il tuo compleanno (massima customizzazione sul cliente).
L’ultimo “Hype Cycle for Digital Marketing and Advertising, 2016” di Gartner ci aiuta a comprendere meglio le tendenze di marketing pubblicitario:

Si evidenzia quindi per il 2017 l’estendersi di:
  • General-Purpose Machine Intelligence
  • Ad Blocking
  • Customer Data Platforms
  • Real-Time Marketing (personalizzato, non Real-time PR)
  • Personification
  • Programmatic TV Advertising
  • Cross-Device Identification
  • Virtual Personal Assistants
  • Programmatic Direct Advertising
Gli utenti vogliono cioè che ci si relazioni con loro parlando di ciò che gli interessa, cercando esperienza preventiva e customizzazione sulle loro caratteristiche. Un qualcosa che fino a qualche anno fa sembrava impossibile, costoso e oltremodo complesso. Oggi grazie al Digital non solo è possibile ma necessario.
Tutto questo riguarda la Digital Trasformation, il processo di cambiamento che chi “fa azienda” (imprenditori, marketer, dirigenti) deve affrontare se vuole capirci qualcosa. Non parlo al futuro, ma al presente.
Concetti quali Inbound Marketing e Multicanalità sono le expertise minime necessarie per governare tale trasformazione con un marketing che sia profittevole e duraturo.

Lifecycle Marketing Optimization

Questo è il megatrend che descrive l’approccio data-driven integrato per migliorare l’efficacia delle interazioni con i clienti su dispositivi diversi e in diversi canali. Search, media a pagamento, landing page, e-mail, azioni di conversione, CRM, web analytics non sono elementi isolati, ma sono visti come un unico processo multicanale in continuo divenire.
Purtroppo per molte PMI il marketing digitale è fermo ancora su concetti quali il sito web al servizio di un interrupt marketing (proprio dell’advertising offline), al quale si danno proiettili per sparare alla cazzo sui consumatori, proiettili quali dem, display, programmatic….
Per molti fare ecommerce, ad esempio, significa avere il sito ecommerce quale l’approdo finale di tutta la strategia, risorse intellettive e budget stanziati, o non uno strumento del quale si potrebbe anche fare a meno per vendere online da una parte (markeplace alla mano) , ma non si può fare a meno per vendere offline dall’altra (perchè oggi è imprescindibile poter far vedere cosa vendi, con che prezzi, caratteristiche, dipsoinbilità, servizi, etc.).
SEO, AdWords, post random sulle pagina social, analitica sommaria dei dati: questo non è ancora la Digital Trasformation che il mercato richiede! È spremere il canale internet per generare lead o vendite. Azioni che comunque stanno generando redditività nel breve temine, ma che si limitano a puntellare la crescita e la sostenibilità futura di un’azienda non a favorirla o a consolidarla. Perché? Semplice: sono ancora basate sulle regole di un comportamento d’acquisto obsoleto. Come molti ecommerce e catene di negozi stanno testando con loro mano ogni giorno.
Ma qui sto aprendo uno scenario di competenze, strumenti, approccio e consulenza che affronteremo anche con lo Studio in un processo di sviluppo epocale per noi e che presenteremo al prossimo Ecommerce Strategies (tutte le informazioni saranno online a breve).

lunedì 12 dicembre 2016

10 Reasons to Consider an Outsourced Marketing Department

Most businesses will benefit from digital marketing, but do you keep it in house or look to outsource? This blog provides 10 reasons to consider an outsourced marketing department.

To outsource or not to outsource? This question faces businesses a great deal. Whether it’s your payroll, your IT support, or anything that is not a primary business driver, you’ll probably have considered the positives and negatives of outsourcing to a specialist third party. But have you considered an outsourced marketing department?
At Impact Digital Marketing, we often find businesses that see marketing as a ‘necessary evil’. They have low expectations of marketing, and so do not invest much in it. Typically, a Marketing Intern will be employed and expected to manage the breadth of marketing operations for the business.
We believe that, once businesses truly understand the benefits that digital marketing brings, they will be more willing to invest properly. This typically means a choice between building an internal marketing department, or engaging with a specialist third party outsourced marketing department.

10 Reasons to Consider an Outsourced Marketing Department

When it comes to your business’s marketing strategy, there is no ‘right’ or ‘wrong’ approach that we’re going to sell you in this blog post. However, if digital marketing is not your business’s core focus, we think that you should at least consider the benefits of employing an outsourced marketing department.
Here are 10 reasons why this is something you should consider: –
  1. Access to Skills and Expertise. An outsourced marketing department possesses skills, expertise, and practical experience beyond that which most businesses could achieve through an internal team. In addition to this, the technology systems and platforms that an outsourced marketing department has access to are often costly and not economical for a business to access alone.
  2. Joined-Up Thinking. Outsourced marketing departments employ skilled individuals who employ joined-up thinking across a number of disciplines, whether it’s social, web development, content, marketing automation, or any of the components of a comprehensive digital marketing strategy.
  3. Cost Effective. On a like-for-like basis, an outsourced marketing department is almost always cheaper than an internal marketing team. This is an important consideration for businesses who want to focus on maximising their return on marketing investment.
  4. Scalable. When you employ an outsourced marketing department you only need to pay for what you want, when you want. Unlike with an internal marketing team, you can easily scale your services up and down, depending on your requirements at the time.
  5. Flexible. An outsourced marketing department gives you access to a wide range of marketing professionals, who can be utilised as required. Whether you need a copywriter, a web developer, a project manager, or a chartered marketer, outsourcing gives you the flexibility to utilise a wide range of skill sets.
  6. Low Human Resources Impact. As any business owner knows, employing people carries with it a significant overhead. Outsourced marketing departments, on the other hand, have no PAYE, holiday, sick pay, or training burden.
  7. Lower Management Overheads. Managing an outsourced marketing department is typically less resource intensive than managing an internal marketing team. This is especially true when the line manager overseeing the marketing department in the company is not a marketing expert.
  8. No Recruitment Fees. Employing the best talent can often mean suffering recruitment feeds. Outsourced marketing departments remove the need for recruitment agencies and their fees, saving you unnecessary expenditure.
  9. Finding the Right Fit. Just like job applicants, not all digital marketing agencies will be the right fit for all businesses. Putting the time in to finding the right agency will ensure that their products, services, and people are well aligned to your business and its requirements.
  10. Less Red Tape. Businesses often find that there is less time-consuming red tape and bureaucracy when dealing with an outsourced marketing agency. This is when compared to the HR, management, and technology requirements of an internal marketing team.

venerdì 25 novembre 2016

Inbound marketing, lo stai facendo bene ? Scopri subito i 4 step fondamentali !



Quali sono gli step fondamentali per la giusta
strategia di inbound marketing ?


attirare

ATTIRARE

Il primo step per una buona strategia di inbound marketing è quello di attirare l’attenzione dei tuoi potenziali clienti. Per farlo avrai bisogno di contenuti (video, articoli, immagini ecc..).
convertire

CONVERTIRE

Con il secondo step convertiamo le visite delle tue pagine web in un elenco di contatti. Per farlo dovrai offrire ai tuoi visitatori dei contenuti da poter scaricare in cambio dei loro dati di contatto.
vendere

VENDERE

E’ arrivato il momento di trasformare i tuoi contatti in clienti, condividendo informazioni utili ai tuoi contatti, in pratica li scaldiamo per bene al fine di prepararli alla vendita.


It's easy if you try ;-) ! 

nutrire

NUTRIRE

Con l’ultimo step continueremo a restare in contatto con i tuoi clienti, lo scopo è quello di renderli veri promotori del tuo brand. 









martedì 8 novembre 2016

Why Marketplace is only the Beginning of a New Facebook Era


Why Marketplace is only the Beginning of a New Facebook Era

With Facebook’s launch of its new feature Marketplace in recent weeks, it is clear that Facebook is planning to expand and expand fast. With over 1.79 billion monthly active users and a quarter of those users (450 million users) in “Free and for Sale” groups, Facebook certainly knows its demographic. With the inception of this new feature, Facebook is attempting to capitalize on something intangible— its ability to engage secure online profiles.

Marketplace's Differentiator

First of all, what is Marketplace? Marketplace is a tool that allows users to buy and sell items with people in nearby communities. It aims to integrate the numerous buy and sell groups on the site, where many people already facilitate their own transactions through the Messenger app. To make our lives easier, Facebook has created Marketplace to bring the two and two together; now you can access a buying and selling page andmessage a user for more details all on the same tab.
This endeavor into the e-commerce space seems shocking for a social network such as Facebook, yet it makes all the perfect sense. The competitive edge of Marketplace is that Facebook can guarantee what Ebay and Craigslist sometimes can’t— security. Facebook dominates the arena of security and reality on the web. Many sites even allow you to log in through your Facebook profile because there is a general conception that many people’s “real” lives are based on their Facebook. Facebook has a specific way of engagement where users on Facebook want to cater their friends, their photos, their likes, and their timeline to what represents them as a whole the most. In turn, this creates millions of profiles of “real” online presences interconnected through mutual friends and mutual likes. The availability to see if the person you are trying to buy from or sell to in Marketplace has mutual friends with you helps create a feeling of trust, a significant step above Ebay or Craigslist. With its advantage of millions of real user profiles, Facebook’s expansion into the “Marketplace” does not come as surprising, but only a natural extension of its competitive advantage in an increasingly mobile world run by online presences. 

From the Marketplace to the Workplace

With Facebook’s leverage on “real” user profiles, it will soon realize its potential to diversify into many areas where users seek integration, convenience, and most importantly security. But what industry segments seek these qualities? The office communication field, for one, requires security and transparency without compromising the ease and accessibility. Facebook recently launched a product that does exactly that.Now available worldwide to all companies, Workplace aims to compete with Slack to become a leader in the office communication field. Workplace maintains its originality through its established infrastructure, such as the Newsfeed, Live Stream, Reactions, and Trending posts. However, Facebook has also created new elements specific to only Workplace that benefit companies who want to stay connected and updated all on one platform. This allows users to brainstorm ideas with colleagues in the familiar Messenger layout while accessing a dashboard with analytics and company integrations. The difference between this “Workplace Facebook” and the “Social Facebook” is that Facebook does not want to be the app you go on when you have free time, but rather an app that you will access regularly and comfortably as a part of your daily schedule. As the most popular social network worldwide, Facebook is already well-known to 1.79 billion monthly active users. Its brand is significant leverage, yet something innate the company possesses might even be more valuable in any field it chooses to expand in— its access to real online personas.
What do you think about Facebook's Marketplace and Workplace?
What other industries do you think Facebook will expand into?
Let me know in the comments below!

giovedì 20 ottobre 2016

5 steps to start developing your content mktg plan


Now, you might have a few assets on hand — a collection of blog articles, some customer case study videos and perhaps an infographic or two. The next question is to ask: what am I going to do with them to maximise their use?
The short answer is a plan. Without it, your content strategy is like a faulty gun that misfires all the time, missing targets and falling short of ROI targets. Today, only 32 per cent of B2B marketers have a documented content marketing strategy. Having a plan, therefore, will put you a head above the rest.
A plan brings the best out of your content
There are three main reasons why your content marketing needs a plan.
#1. Your brand stands out
A plan adds confidence and clarity to your message. By ordering the distribution of your content in a pattern, your assets will come together to construct a larger, coherent and engaging narrative. Your Point of View and opinion as a company can be easily heard from the crowd of brand voices, drawing your target audience to you. Customers will have an easier time to engage with the story you’re trying to tell.
#2. Speak to different customers directly
Not all customers are the same, and the expressions of your brand message should take this fact into account. Apart from firming up your voice on a top line level, a plan identifies your different audience segments—along with their unique needs, customer journey stage and styles of communication. A plan will customise your messages and advise on the ideal channel and assets to target different customers.
#3. Measuring impact
The unexamined content plan is not worth running. A good plan is able to reflect on itself and give you an indication of its performance. The plan will give you the insights into where you succeeded—and more importantly—where you failed. It will answer burning questions, such as:
• Did my headlines speak to a particular group of customers?
• At what point did I lose my customers’ attention?
• How can I optimise my content for the next campaign?
Five steps to a plan
Putting together an effective plan might sound complex, but it does not have to be. Here are five easy steps to get you started.
Step 1: Know your objectives
When starting the campaign, make sure you know your business needs. Do you need more leads? Do you already have an existing pool of customers ready to convert? Did you find an opportunity in a new target customer group? Sit down with your different stakeholders—from the C-level to the sales team—to clarify the objectives. The type of content and message will greatly depend on how you answer these preliminary questions, so it’s critical to start on a clear, firm footing.
Step 2: Determine your story
Based on your objectives, ask yourself what is the big story your content should be telling. This is the most enjoyable part of the process, in which you can come up with creative ways to get your message across. Your story should consist a theme, a Point of View, a campaign statement and tailored messages for your audience groups. If you’d like to know more about how a Point of View drives your content, here’s a helpful article.
Step 3: Build your calendar
With your big story and customised messages in mind, it’s time to create your plan in greater detail. As a start, divide your campaign duration into equal time periods and focus on a key topic for each segment—based on the audience types or any initiatives your business might have. Then, figure out what sub-topics you would like to cover for each month, and the type of assets, posting frequency and channelsto guide your content distribution. Leave room for time-sensitive events, such as breaking news and festive seasons, so that you can adapt your content for more impact.
Step 4: Mix the right content cocktail
Carry out a deep inventory of the assets you have and need to create. Your inventory should give you a clear view of the type of assets you have, a brief description of each, where they sit in the content marketing funnel, and the period in your calendar they should fall under. Use tools likeCoSchedule to plan when and where you would like to publish your content. My favourite rule of thumb is the 80/20 rule. Of all the assets, 20 percent should be original content, while 80 percent should be repurposed from existing literature or curated from third-party sources.
Step 5: Measure, measure, measure
Based on your objectives, make sure that you have worked out the right metrics and set up check points on your calendar to assess your results. If you’re purely into leads, measure the number of clicks from Google searches or ads, click-through rates and the number of people who downloaded your assets. To measure engagement, put tracking tools in place that can help you see how long they spent on your web page or heat maps that tell you where customers begin to lose interest.
Your content is nothing without a vision and direction. Use these handy tips to become a content marketer with a plan and be disciplined about optimising your calendar for maximum results.

mercoledì 28 settembre 2016

Dalle 4 “P” alle 3 “V”: il nuovo marketing nell’era digitale


Quando parliamo di marketing , sentiamo sente la famosa regola delle 4 P (Product , Price, Promotion, Place), ma se non fosse più il giusto metodo ?

Nirmalya Kumar, professore alla London Business School ha teorizzato che l’approccio tradizionale del marketing mix non è completamente superato, ma è ormai insufficiente per l’azienda di oggi.
Il marketing sta cambiando velocemente: le parole chiave sono diventate strategia e personalizzazione.
La comunicazione digitale massiva, con la possibilità di raggiungere velocemente una larga platea di persone è una strategia con grossi limiti, così come il mercato di massa; ecco perché le soluzioni sono personalizzare differenziare i prodotti e focalizzarsi sul valore aggiunto di essi e sull’unicità dell’esperienza d’acquisto.
A causa di tutti i cambiamenti di questi ultimi anni, il modello tradizionale delle quattro “P” (Product, Price, Placement e Promotion) diffuso da Philip Kotler viene messo in discussione.

Kumar fa notare che c’è ormai la necessità di coinvolgere il CEO nelle attività di marketing, dando l’opportunità al CMO (Chief Marketing Officer) di dimostrare il valore aggiunto per il cliente creato dal marketing. La cosa importante è quindi non lavorare a comparti separati, ma essere in sintonia con le altre Line of Business.
Ecco allora spiegati gli aspetti da monitorare e su cui lavorare, fondati sul valore (le V appunto): il CMO dovrà essere sempre in grado di individuare i Valued Customer, la Value Proposition e il Valued Network.
I principali fattori di successo sono la velocità e l’ampiezza del mercato: il primo aspetto è legato all’evoluzione della tecnologia e delle comunicazioni dell’ultimo decennio e alla riduzione del ciclo di vita del prodotto, il secondo è dovuto alla globalizzazione e all’internazionalizzazione, che aumentano notevolmente le possibilità all’estero.
Ecco allora i tre obiettivi, pilastri della teoria di Kumar:

VALUE SEGMENT, cioè chi sono i potenziali clienti. I marketer devono essere in grado di comprendere chi è il cliente, quali sono le sue abitudini, hobby e interessi (cosa possibile grazie ai social media) per poter targetizzare e inviare i messaggi giusti a clienti specifici.
VALUE PROPOSITION che corrisponde a cosa vogliamo offrire al cliente. Si entra quindi nel dettaglio del prodotto in tutte le sue sfaccettature e il team marketing viene coinvolto negli altri dipartimenti aziendali. È importante ricordarsi che non esiste solo il prodotto, quindi è bene ideare tutti i servizi accessori al prodotto.
VALUE NETWORK equivale a come garantire la value proposition ai clienti. Qui l’azienda lavora per fornire una costumer experience originale e innovativa. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che ci sia un’organizzazione cross-funzionale, cioè che ogni reparto lavori in sinergia con gli altri nel modo migliore possibile.


martedì 27 settembre 2016

Numeri del Digital Marketing nel mondo - Aggiornamento 2016 - ! Buona lettura ;-)


Quanto pesa la digitalizzazione sulla popolazione mondiale? Utenti connessi ad Internet, utenti con linea fissa e dispositivi mobili attivi su ogni country.

PopolazioneUtenti Internet% Utenti Internet sulla PopolazioneUtenti con linea fissa (internet e telefono)Famiglie con abitazione e linea fissa (internet e telefono)Dispositivi Mobile (smartphone & tablet)% Dispositivi Mobile sulla popolazioneUtenti con Dispositivi Mobile% Utenti connessi mobile sulla popolazione totaleInvestimenti in pubblicità online
Argentina43.0M27.1M63%5.2M3.9M62.5M145.4%30.0M69.7%$456.0M
Australia22.5M17.1M76%6.3M5.7M32.0M142.1%18.2M80.6%$4.2B
Brasile202.7M107.7M53.1%23.7M22.8M281.7M139%126.6M62.5%$2.6B
Canada34.8M28.3M79.7%12.4M11.3M29.5M83.1%27.7M77.9%$3.6B
Cina1.4B647.7M47.8%201.2M180.9M1.3B94.9%1.0B74%$23.9B
Danimarca5.6M4.7M85%2.4M2.3M8.2M147.9%4.7M83.5%$861.6M
Finlandia5.3M4.4M82.9%1.7M1.5M9.4M178.4%4.5M86%$371.5M
Francia66.3M47.8M75.3%26.0M23.7M73.7M116.2%48.3M76.1%$3.0B
Germania81.0M62.2M76.8%30.0M27.9M114.3M141.1%64.9M80.2%$6.3B
India1.2B226.3M18.3%14.8M13.8M944.0M76.4%581.1M47%$739.2M
Indonesia253.6M83.7M33%2.8M1.4M327.2M129%136.9M54%$463.6M
Italia61.7M35.8M58%15.6M13.6M91.9M149%48.7M78.9%$1.9B
Giappone127.1M102.1M80.3%40.0M39.3M144.0M113.3%104.9M82.6%$8.8B
Messico120.3M59.4M49.7%14.0M8.9M106.2M88.7%78.2M65.3%$1.0B
Olanda16.9M14.3M85%6.9M6.0M21.8M129.3%13.5M80.1%$1.8B
Norvegia5.1M4.5M87%2.0M1.8M5.9M115.1%4.5M87%$1.0B
Polonia38.3M
Russia142.5M82.9M58.2%27.1M22.9M250.4M175.8%100.3M70.4%$2.0B
Sud Korea49.0M41.8M85.3%19.2M17.0M55.8M113.7%40.5M82.6%$2.6B
Spagna47.7M31.6M66.2%12.5M12.0M50.6M106%39.1M82%$1.2B
Svezia9.7M8.1M83.1%3.2M2.6M14.3M147.4%7.8M80.1%$1.1B
Turchia81.6M
Regno Unito63.7M50.0M77.2%23.1M20.5M83.8M129.6%51.2M79.2%$12.0B
Stati Uniti318.9M253.1M79.4%97.0M88.9M346.1M108.6%252.8M79.3%$50.7B
fonte: eMarketer – eConsunltancy 2016

Per quanto riguarda la percentuale di dispositivi mobile sul totale della popolazione, è da considerare il fatto che ogni cittadino potrebbe avere più di una sim mobile, motivo per cui in alcune nazioni i dispositivi mobile rilevati sono maggiori rispetto alla popolazione totale.
I dati si riferiscono alle statistiche dell’anno 2016.